A guardare le cose da lontano, la maggioranza sembra davvero spaccata su un tema di immenso impatto politico e anche simbolico come l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea. La Lega, già mercoledì sera, aveva alzato la voce contro ogni fantasia di accelerazione: «Siamo assolutamente contrari. Sarebbe un danno sociale ed economico enorme». Ieri Tajani, dal vertice dei ministri degli Esteri Ue a Cipro, pareva però tenere botta, col tono di chi parla a nome del governo, dunque anche della premier: «Siamo favorevoli all’adesione dell’Ucraina all’Unione». Divaricazione netta.

SOLO CHE È UN’ILLUSIONE ottica. Nel governo italiano nessuno, neppure gli azzurri e tanto meno la premier, vuole davvero l’Ucraina nella Ue in tempi brevi. Non è questione di essere più o meno filorussi: quello è un fattore che può pesare forse per Salvini. Il problema sono i fondi per l’agricoltura e per la coesione. L’Ucraina è un Paese agricolo distrutto da anni di guerra. Se facesse parte a pieno titolo della Ue dragherebbe gran parte dei fondi, a scapito anche dell’Italia.

La premier dunque è tutt’altro che convinta e a farlo capire ci pensa Donzelli: «L’ingresso dell’Ucraina ora, non in una condizione di raggiunta pace con la Russia, vorrebbe dire estendere la guerra a tutta l’Europa per le norme europee e gli accordi internazionali. Finché non viene raggiunta la pace è comprensibile la posizione che auspica Salvini». La Lega coglie al volo l’appiglio diplomatico. Mantiene la posizione ma abbassando i toni: «Ci devono essere le condizioni, non dico che mettiamo un veto ma alziamo la mano per capire se ci sono le condizioni per farlo. In questo momento non ci sono», afferma Centinaio.