Lettere Il governo delle destre accelera in parlamento nella decretazione sullo sviluppo dell’energia nucleare in Italia. La ragione tattica è evidente
Il governo delle destre accelera in parlamento nella decretazione sullo sviluppo dell’energia nucleare in Italia. La ragione tattica è evidente: sfruttare in fretta gli effetti della crisi energetica globale prodotta dalla guerra in Medio Oriente sull’opinione pubblica.
Il blocco di Hormuz e i prezzi dei carburanti alle stelle appartengono, diversamente dalle catastrofi di Cernobyl e Fukushima, alla più sentita attualità. La tendenza che aveva condotto la Germania a spegnere le sue centrali dopo il disastro giapponese si è bruscamente invertita e degli «inconvenienti», chiamiamoli così, della produzione nucleare di energia si è quasi smesso di parlare. Perfino in ambito ecologista gli avversari dei combustibili fossili hanno aperto all’atomo più di uno spiraglio, conferendo un certificato di «pulizia» che sorvola sul problema irrisolto delle scorie, motivo di numerosi conflitti.
Si tratta di una grave incomprensione e di una perdita di memoria di ciò che i forti movimenti antinucleari degli anni Settanta e Ottanta in tutta Europa avevano ben messo a fuoco. Quella nucleare non è solo una tecnologia tutt’altro che neutra e pulita, ma una ideologia e un modello di società, quello «stato atomico» di cui Robert Jungk scriveva mezzo secolo fa.















