Rilancio del nucleare, choc energetico da conflitto in Medio Oriente e solite beghe green che arrivano dall’Europa. Mai come in questo momento, il dicastero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica è il crocevia della politica economica del Paese.
La politica dell’Europa piace sempre meno. L’infatuazione generalizzata appartiene ormai a un lontano passato e si ingrossa il «partito» di quanti rilevano le carenze (nel migliore dei casi) e gli svantaggi di questo pachiderma burocratico, veloce a tessere una ragnatela di regole, quanto lento a rispondere alle evoluzioni del mercato.
Il bastone e la carota: la Commissione europea fa felice il governo italiano con giudizi lusinghieri su fisco, banche e lavoro, ma al tempo stesso bacchetta l’Italia sulle misure che dovrebbero contribuire alla crescita delle imprese.
Scene da un’integrazione difficile, se non impossibile. Mercoledì, centinaia di pasti sono stati buttati via nelle scuole di Marghera perché era una festività islamica e le famiglie si sono dimenticate di avvertire che i loro figli sarebbero rimasti a casa.









