Quindici anni fa, in un discorso al Forum di Cernobbio, evidenziavo il potenziale dell’energia nucleare per contribuire a ridurre i prezzi dell’elettricità in Italia.

All’epoca, il governo stava discutendo la possibilità di reintrodurre l’energia nucleare. Ma il terremoto del 2011 e l’incidente alla centrale di Fukushima-Daiichi in Giappone hanno comprensibilmente cambiato l’opinione pubblica, portando a un referendum che ha confermato il divieto sull’energia nucleare in vigore in Italia dagli anni ’80.

Tuttavia, oggi la motivazione economica a favore dell’energia nucleare in Italia è ancora più forte rispetto a quando tenni quel discorso 15 anni fa.

Come nel 2010, i prezzi dell’elettricità in Italia sono ben al di sopra della media dell’Unione Europea. E l’Italia dipende fortemente dalle importazioni di gas naturale. Circa il 45% dell’energia elettrica viene prodotta dal gas: questa dipendenza espone significativamente l’Italia alla volatilità dei mercati del gas, con conseguenti alti prezzi dell’elettricità. Questo è stato dolorosamente evidente durante la crisi del gas del 2022, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, quando i prezzi all’ingrosso dell’elettricità in Italia erano superiori del 140% rispetto al 2021.