Di fronte alla crisi energetica causata dal blocco dello stretto di Hormuz, tra le reazioni del governo c’è stata quella di voler “accelerare sul nucleare”, dunque spingere per l’approvazione in tempi rapidi della legge delega al governo per far ripartire il nucleare in Italia.
Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha reagito - era ora - chiedendo lo sblocco delle rinnovabili, incagliate da una burocrazia infinita e da moratorie demenziali come quella della Regione Sardegna. Anche il recente e documentato articolo di Federico Fubini sul Corriere della Sera (Lezioni cinesi per l'Italia: sull'energia siamo ultimi in Europa, ma possiamo recuperare (rapidamente) in 3 mosse, 11 maggio) segue la stessa linea, del resto proprio le rinnovabili nel settore elettrico potrebbero, e anche rapidamente, sostituire i 6,5 miliardi di metri cubi ci gas liquefatto che dal Qatar arrivano in Italia passando per lo Stretto di Hormuz. E aiuterebbero a ridurre le bollette.
Sia Fubini che Orsini come altri, auspicano comunque un ritorno al nucleare. Come se il nucleare fosse un “Graal” dell’energia. Non è così, come abbiamo cercato di spiegare con Gianni Silvestrini in un libro di recente pubblicazione (L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili, Ed Ambiente).











