Oggi si parla tanto di ritorno al nucleare, ma la vera scommessa da mettere a terra - e subito - sono le energie rinnovabili. La dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili è uno dei talloni di Achille del Paese, un freno soprattutto alla crescita economica.
La soluzione più immediata è lo sviluppo di fonti alternative, come eolico e solare, che non possono da sole sostituire il gas, ma contribuire ad alleviare i costi dell’energia. Sono tecnologie pronte, che necessitano di un quadro normativo agevolato e guidato dallo Stato, perché i vincoli regionali stanno diventando un collo di bottiglia. Il caso della Sardegna, Regione che oggi funziona ancora a carbone, è sotto gli occhi di tutti.
I tempi del nucleare
Di contro per partire il nucleare necessita, nella migliore delle ipotesi, di dieci anni se non di quindici. Il progetto più avanzato, al quale sta guardando con interesse anche l’Italia, si trova in Canada e lo stanno sviluppando in joint venture General Electric e Hitachi per Ontario Power. Si tratta di un prototipo di mini-reattore che potrebbe essere pronto tra due anni.
Traslato in Italia, il progetto avrebbe bisogno di orpelli di non poco conto. Un primo ostacolo è la materia prima. Il mini-reattore funziona con uranio puro, risorsa di cui il Canada è ricchissimo, essendo uno dei primi produttori al mondo insieme con Australia e Kazakhistan, mentre l’Italia ne è sprovvista e dovrebbe procurarselo.












