RAPALLO. «Dobbiamo tornare al nucleare, non perché costa meno, ma perché ci dà una sicurezza energetica straordinaria. Se avessimo avuto una quota di nucleare, oggi non ci troveremmo ad avere il gas molto più alto e quindi il costo dell’energia elettrica molto più alto, perché ancora produciamo energia elettrica per il 50% da gas.» Dal palco del 55esimo convegno di Confindustria Giovani a Rapallo, Emma Marcegaglia rilancia la questione del ritorno all’atomo. «Bisogna parlare con tutte le forze politiche, anche con l’opposizione» ha detto, rivolgendosi a Elly Schlein seduta in platea. A sostegno della sua posizione ha citato uno studio del RINA, secondo cui il nucleare è la fonte di produzione energetica meno pericolosa al mondo. «Prima ancora della crisi di Hormuz, il prezzo dell’energia nel paese era già superiore alla media europea, a sua volta più elevata di quella statunitense. Con la crisi, il divario si è allargato ulteriormente. Secondo un rapporto del Centro Studi di Confindustria, l’incidenza dei costi energetici sui costi complessivi delle imprese è salita dal 3,9% al 4,9%, con il rischio concreto di arrivare al 5,9%. A questo si aggiunge il rincaro dei noli marittimi, cresciuti del 40-50%, e quello di materie prime e trasporti, in un quadro in cui i costi di produzione aumentano su più fronti contemporaneamente. La visione di Marcegaglia si articola attorno a tre pilastri, che nella sua lettura compongono una risposta di lungo periodo al problema del costo dell’energia in Italia Il primo strumento, quello più immediato, riguarda le rinnovabili. «La cosa più efficace da fare oggi è investire in rinnovabili» ha detto Marcegaglia, indicando come priorità lo sblocco delle circa quattromila autorizzazioni ferme, e proponendo incentivi diretti alle imprese e ai cittadini che decidano di investire in questo settore. «Se non incominciamo mai, non arriviamo mai» ha osservato, riconoscendo al governo il merito dell’energy release, lo strumento che consente alle aziende con consumi elevati di acquistare energia a 65 euro per megawattora per tre anni, in cambio di investimenti in capacità rinnovabile. Il secondo pilastro è il nucleare, che Marcegaglia non presenta come alternativa alle rinnovabili ma come complemento. «Prima vengono le rinnovabili, io sono una che sta investendo moltissimo in questo settore, e le rinnovabili sono una parte essenziale del nostro mix energetico» ha precisato. Ma per un paese manifatturiero come l’Italia, ha argomentato, affidarsi alle sole fonti intermittenti non è sufficiente. Serve una fonte stabile, programmabile, indipendente dalle fluttuazioni del mercato del gas. Il terzo elemento è una quota residua di gas, possibilmente abbinata a tecnologie di cattura della CO2 che ne neutralizzino le emissioni. Non un’alternativa alla transizione, ma una componente di transizione essa stessa, che permetta di gestire i momenti in cui rinnovabili e nucleare non bastano a coprire il fabbisogno.
Marcegaglia, “Bisogna tornare al nucleare, aprire un tavolo con le forze politiche”
La presidente e amministratrice delegata del gruppo dell’acciaio: «Prima le rinnovabili, poi l’atomo, serve a dare sicurezza energetica»













