Il ritorno del nucleare e la corsa alle rinnovabili non sono, secondo il governo e una parte del mondo economico, due strade alternative ma due tasselli della stessa strategia: ridurre la dipendenza energetica dell'Italia e dell'Europa in una fase segnata da instabilità geopolitica, costi elevati dell'energia e crescente competizione internazionale. Ne è convinto il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che in un'intervista al Corriere della Sera ha difeso la scelta dell'esecutivo di rilanciare il nucleare, escludendo timori per un eventuale referendum sulla materia. "No. Massimo rispetto per le scelte dei cittadini. Saremo in grado di spiegare che non c'è nulla da temere", afferma.

Per il ministro, la questione riguarda anzitutto la sicurezza energetica del Paese. "Oggi non siamo autonomi in fatto di energia: prendiamo il 15-20% dall'estero e prevalentemente dal nucleare francese". Un dato che, secondo Pichetto, impone di guardare oltre l'emergenza del presente: "I tempi che stiamo vivendo insegnano che bisogna guardare al futuro prima che ci travolga. Per poter produrre nella metà del prossimo decennio bisogna approntare gli strumenti oggi".