Pubblicato il: 10/06/2026 – 19:49

di Marco Russo

Mentre si riapre il dibattito sul nucleare, l’Italia insegue (in ritardo) i target sulle rinnovabili: raggiungere entro il 2030 i 131 GW di capacità installata a fronte degli attuali 85, secondo quanto previsto dal Piano nazionale energia e clima, in modo da garantire maggiore sicurezza e indipendenza energetica. Nell’ultimo decennio il contributo dalle rinnovabili per la copertura dei consumi elettrici è passato dal 33,9% del 2015 al 41,1% del 2025, con provenienza maggiore dal fotovoltaico, seguito a sua volta dall’idroelettrico, dall’eolico e dalla geotermia. Ma nonostante i dati indichino una crescita, lo sviluppo sulle rinnovabili continua ad “arrancare” con centinaia di progetti fermi tra burocrazia e vincoli paesaggistici.

Il paradosso della Calabria

Il caso più emblematico è la Calabria, un “paradosso” energetico: nonostante sia una delle regioni più strategiche d’Europa per le energie rinnovabili, è la seconda in Italia per ritardo nei target, dietro solo alla Sardegna. Secondo Terna, è dietro di circa 383 MW rispetto all’obiettivo intermedio, con soli 583 MW entrati in funzione dal 2021, il 18% del target finale del 2030. Ad oggi, la potenza già in esercizio in Calabria è pari a circa 3.346,72 MW, con un contributo 37% da parte dell’eolico, 30% dal solare, il 27% dall’idroelettrico e il 7% dalle biomasse. Ma le procedure per accrescere queste percentuali restano lente: secondo un’analisi del Sole24Ore sono 63 le istanze di autorizzazione unica pendenti che rallentano lo sviluppo degli impianti rinnovabili, oltre a 11 procedimenti PAUR. E, spesso, i progetti che riescono a superare il muro burocratico delle autorizzazioni non confluiscono in cantieri e avvio dei lavori. A pesare è la lentezza dell’iter, ma anche la delicatezza di una regione come la Calabria che, se da una parte si presta perfettamente alle energie rinnovabili, dall’altra è vincolata dalla fragilità del territorio e dell’equilibrio ambientale.