Tutti sono favorevoli alla transizione energetica e alle rinnovabili fino a quando non arriva il momento di piantare una pala eolica o installare un impianto fotovoltaico. Gli attacchi di Fiorello al parco eolico in Umbria è solo l’ultimo capitolo di una saga che si ripete in tutta Italia. Dalla Sardegna alla Puglia, centinaia di progetti restano bloccati dalla burocrazia mentre il Paese lotta per sopravvivere.
Il fabbisogno elettrico dell’Italia è di circa 312 Terawattora (TWh) l’anno, ma il Paese ne produce solo 260: il resto arriva dall’estero. Della produzione nazionale, il 39% proviene da fonti rinnovabili. Considerando che l’elettricità pesa per il 25% del fabbisogno energetico complessivo italiano (che comprende anche calore e trasporti), è evidente che la strada verso la decarbonizzazione sia ancora lunga. Secondo gli obiettivi del Piano nazionale energia e clima (Pniec), l’Italia deve installare più di 10 Gw all’anno da qui al 2030: agli attuali 85Gw ne vanno aggiunti 50 per arrivare alla sicurezza energetica. Se l’obiettivo fosse centrato - 20 Gw sono già instradati dalle ultime aste - la produzione di rinnovabili arriverebbe a ridosso del 70% del mix elettrico totale (rispetto all’attuale 45-50%), allineando il Paese alla Spagna. Il paradosso è che quei 50 Gw mancanti esistono già: tra richieste di autorizzazione e progetti in attesa di completare l’iter amministrativo si supera quota 150 Gw, ma ricorsi, sovrintendenze, commissioni di impatto ambientali e veti locali congelano tutto.










