Energia Le scelte politiche della giunta regionale «progressista» intralciano le fonti pulite, sole e vento, e danno il via libera alla gassificazione dell’isola
Stop alle rinnovabili e nello stesso tempo via libera agli espropri Snam per la gassificazione della Sardegna. E’ questo il futuro che si prospetta per l’isola. Tutt’altro che positivo, come del resto più volte denunciato su queste pagine. Ma adesso si va sul concreto. Vediamo come.
SECONDO IL DECRETO Draghi emesso nel marzo del 2022 in attuazione delle direttive Ue per la transizione energetica la Sardegna dovrebbe produrre, 6,2 GW di energia prodotta da fonti green. E dovrebbe mettersi in condizioni di farlo entro il 2030. Ma secondo un report diffuso nei giorni scorsi da Sardegna rinnovabile (il team di associazioni che riunisce Legambiente, Wwf, Greenpeace e Club Kyoto) non sarà così.
A causa infatti delle politiche restrittive messe in atto dalla giunta regionale sarda verso pale eoliche e pannelli solari sarà solo tra 25 anni che l’obiettivo potrà essere raggiunto. Un ritardo gravissimo, che avrebbe effetti negativi, rileva lo studio di Legambiente, non solo sul piano climatico, ma anche su quello dell’occupazione, in una regione alle prese con gli effetti drammatici di un apparato industriale allo sfascio.









