Da Cagliari ad Alghero passando per Sulcis, Oristanese e Gallura: investimenti miliardari a un passo dal via libera08 giugno 2026 alle 00:52L’assalto delle multinazionali alle coste sarde: piani operativi per 473 torri eoliche

I numeri da soli spiegano tutto: la voracità degli investimenti, il loro sovradimensionamento e quanto il mare della Sardegna faccia gola. Con l’off shore, l’eolico a mare, i progetti presentati da Cagliari ad Alghero, passando per Sulcis, Oristanese e Gallura, sommano 8,5 gigawatt di potenza installabile. Energia per otto milioni e 400mila utenze. Cinque volte e mezzo i residenti nell’Isola.

Il quadro

Per avere un termine di paragone, è sufficiente ricordare i decreti Draghi e Pichetto Fratin, con cui Roma hanno ripartito tra le regioni italiane gli obiettivi verdi ed europei del 2030: alla Sardegna sono stati assegnati 6,2 gigawatt, una quota sforata di un terzo sommando unicamente le richieste di offshore. Vanno poi considerate le istanze su eolico a terra, fotovoltaico, agrivoltaico e batterie, altra potenza installabile in un’Isola dove non esistono coperture normative contro l’assalto. Il Campo largo, a luglio 2024, approvò la moratoria, con diciotto mesi di stop ai nuovi impianti, ben sapendo che la Consulta l’avrebbe bocciata, come poi è successo. I giudici costituzionali hanno fatto lo stesso con la legge 20 sulle aree idonee (di novembre 2024). Arenato, in Consiglio regionale, l’esame della Pratobello, iniziato con due anni di ritardo malgrado le 210mila firme depositate a ottobre 2024. Adesso lo spettro delle 473 torri flottanti, su cui la premier Giorgia Meloni, a gennaio, aveva detto: «L’off shore è una tecnologia non matura e troppo costosa».