La Corte Costituzionale ha rimosso l'ostacolo normativo eretto dalla Regione Sardegna contro la transizione energetica con la sentenza numero 144 del 2026 che ha annullato il blocco delle autorizzazioni per gli impianti rinnovabili nelle aree non idonee. Il deposito del provvedimento (il 23 luglio) segna un punto di svolta nel contenzioso tra Stato e autonomie speciali e definisce i limiti invalicabili della potestà legislativa regionale in materia di produzione di energia. I giudici di Palazzo della Consulta hanno dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge regionale 31 del 2025 che imponeva una moratoria automatica e generalizzata sui procedimenti autorizzativi nelle more dell'adozione di un nuovo regolamento attuativo.
Il superamento delle competenze legislative regionali
La decisione si basa sul superamento delle competenze legislative riconosciute dallo Statuto speciale sardo agli articoli 3 e 4. La Corte ha stabilito che la disciplina regionale invade l'ambito riservato allo Stato e viola il principio fondamentale della massima diffusione delle fonti energetiche rinnovabili sancito a livello eurounitario e nazionale.
In particolare, è stato richiamato come parametro interposto l'articolo 20 comma 6 del decreto legislativo 199 del 2021 che vieta espressamente l'introduzione di moratorie o sospensioni dei procedimenti autorizzativi nelle fasi transitorie di individuazione delle aree idonee. Tale disposizione legislativa statale integra un principio di riforma economico-sociale che vincola anche le Regioni a statuto speciale in virtù degli obiettivi globali di decarbonizzazione e neutralità climatica perseguiti dal Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima.










