Roma – Intrappolata in una netta contrapposizione tra fonti rinnovabili e nucleare, l’Italia è tra i Paesi europei con la dipendenza dall’estero più elevata per l’approvvigionamento energetico: circa i tre quarti del totale, contro una media Ue inferiore al 60%. E in un clima da campagna elettorale permanente il passaggio da Nimby (‘Not in my back yard’, non nel mio giardino) a Nimto (‘Not in my terms of office’, ovvero non durante il mio mandato) diventa inevitabile.

Un operaio specializzato installa un panello fotovoltaico

Se da destra, difronte ai comitati contrari all’installazione nel loro territorio di impianti fotovoltaici e invadenti pale eoliche, si risponde puntando tutto sul nucleare (“ai mostri eolici preferisco una bella centrale” è uno degli slogan ripetuti più volti da Matteo Salvini), a sinistra si cavalcano le paure della gente screditando l’energia atomica (“non sono d’accordo col nucleare, costruire una centrale in una città sarebbe una follia” ha detto giusto ieri il sindaco di Milano Giuseppe Sala), in favore di un mix (troppo) sbilanciato sulle rinnovabili. Anche se la segretaria Elly Schlein, proprio ieri, ha usato termini più morbidi: “Sul nucleare non abbiamo una preclusione pregiudiziale, anzi abbiamo sempre sostenuto la ricerca che speriamo vada avanti e ottenga risultati. Noi – ha precisato – abbiamo perplessità su costi di produzione e tempistica”. Una frattura tutta politica che, di fatto, allontana l’obiettivo, nell’attuale contesto geopolitico più che mai necessario, di una maggiore indipendenza energetica.