Incostituzionalità per i due referendum che non vengono rispettati, e scelta di una legge delega. Ossia mancanza di riguardo per la democrazia. E’ anche questo la faccenda dell’ostinazione del governo sul nucleare civile, non solo una questione di scienza, di energia e di economia (di cui abbiamo già scritto diverse volte).

Per il governo, supportato dalla lobby internazionale del nucleare alla ricerca di finanziamenti che si sta rivelando potente, il nucleare che propone non è “tecnologicamente comparabile” con quello oggetto dei referendum, ma gli scienziati ci dicono invece che lo è. Perché medesima è la tecnologia della fissione, ossia la rottura di un atomo mediante bombardamento di elettroni, con conseguente rilascio di calore con cui produrre il vapore da mandare nella turbina (altra cosa è la fusione da cui siamo ancora lontani, data dall’unificazione forzata di 2 atomi). Il governo per sostenere la costituzionalità del suo operato si rifà ad una sentenza della Corte costituzionale relativa ai servizi pubblici locali (n. 199/2012) che parla di “circostanze di fatto” mutate, ma queste se si parla di fissione non possono essere considerate cambiate.

E poi ci si chiede perché abbia voluto scegliere la forzatura di una legge delega che toglie spazio al Parlamento, giacché una volta approvata la legge il voto delle Camere sui successivi decreti attuativi non è vincolante per le decisioni dell’esecutivo? La scelta di non impiegare le buone maniere dell’operare istituzionale su una materia così importante e delicata si è vista nuovamente nelle scorse settimane quando ha deciso di procedere con il cosiddetto “canguro”, cioè il voto in blocco di tutti gli emendamenti per oltrepassare la fase della discussione.