Caro direttore, ma lei come aveva votato e voterebbe sul nucleare? È appena iniziato l’iter per riproporlo agli italiani e già si sente parlare dello spauracchio del nucleare sporco. Viste le premesse, e tutti i precedenti, non crede che un possibile referendum boccerebbe quella che è e sarebbe invece una scelta di responsabilità? Ma d’altronde cosa pretendere? Dopo Fukushima nel nostro Paese si discusse tanto sulle possibili ma inesistenti morti per le radiazioni ignorando totalmente i 20.000 morti per il terremoto e lo tsunami.Mario Taliani

Caro Taliani, È necessario più che mai, viste le premesse di cui lei parla, che questo importante passaggio avvenga in un clima di massima informazione e trasparenza. Altrimenti preoccupazioni, paure e tanta demagogia creeranno rapidamente un clima di ostilità. Il governo, su iniziativa del ministro Pichetto Fratin, ha varato il quadro legislativo per ripartire con il nucleare in Italia, siamo cioè ai preliminari che permetteranno, in un certo numero di anni (orientativamente entro il 2035) di tornare a produrre energia con impianti nucleari. Il referendum del 1987, e quello successivo del 2011, avevano detto no a questa possibilità (nel primo anche io avevo votato contro). Mi sembra però che ora ci siano le condizioni per ragionare senza pregiudizi. La tecnologia ha sviluppato reattori molto più piccoli e sicuri che possono essere alimentati anche con le scorie attualmente stoccate in Francia. Di questo sembrano essere consapevoli gli italiani che nei sondaggi si dimostrano molto più favorevoli che in passato. Il raggiungimento dell’autonomia energetica e degli obiettivi ambientali passano per un forte sviluppo delle rinnovabili accompagnato dal rilancio della produzione nucleare. Da questo momento in poi sarebbe utile che il governo coinvolgesse scienziati ed esperti in un’operazione di informazione chiara e senza reticenze sulle novità scientifiche e tecnologiche, sui rischi e le soluzioni per i nuovi impianti. Perché il pericolo che, dopo un generico sì, partano proteste diffuse in ogni luogo scelto per i piccoli reattori, è quasi una certezza.