Il ministro Luca Ciriani avrebbe detto che, se in Italia si volesse, per produrre energia, far ripartire un programma nucleare, sia pure di nuova generazione, si potrebbe tornare a sentire il parere della gente con un referendum, come era stato fatto quando si era deciso di rinunciarvi o di riprenderlo. L’ipotesi è ineccepibile e realistica. Come non ritenere se non inevitabile, opportuno chiedere al popolo il consenso prima di prendere decisioni così delicate e importanti?
Ma il popolo come e su quali basi deciderà? Vediamo qualche precedente. Fra poco sarà il 2 giugno, il giorno in cui, 80 anni fa, il popolo italiano ha fatto una scelta buona e lungimirante, optando per la repubblica. Non si sa se sarà stato (a livello di massa, non di élite, si capisce) più un sì all’opzione repubblicana motivato con le infinite buone ragioni che inducono a non far dipendere uno Stato da una famiglia, per quanto blasonata, o più un no alla monarchia sabauda, cui si addossavano le responsabilità del defunto fascismo, cui ogni italiano, a quel punto, si sentiva ovviamente del tutto estraneo e avverso, ma le buone decisioni si possono prendere anche solo per opposizione a quelle meno buone. Nei referendum sul divorzio e sull’aborto, la scelta saggia non aveva bisogno di opporsi a niente, perché chiunque sapeva che la possibilità di divorziare non diventava un obbligo per nessuno: era stata una semplice opzione per la libertà e per un’opportunità in più invece che per una in meno.












