l governo accelera su almeno due priorità: da una parte la legge elettorale, con l'obiettivo del primo via libera in Aula alla Camera entro giugno, dall'altra il ddl sul nucleare, con lo sprint per l'ok definitivo entro l'estate. Ed è proprio sul nucleare che torna a insistere il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, ospite al Festival di Trento. Nel ribadire la speranza dell'esecutivo di "poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione", il ministro non ha dubbi: "inevitabilmente si farà un referendum".

Parole che, a poche settimane dalla consultazione referendaria sulla giustizia, diventano subito un caso e per qualche ora rimbalzano nelle chat dei parlamentari. Comincia a serpeggiare il dubbio che il governo voglia portare il Paese alle urne su un tema tanto divisivo come il nucleare.

Eventualità poi esclusa dallo stesso staff del ministro, ma che basta a scatenare la polemica delle opposizioni. Le dichiarazioni di Ciriani, tuttavia, non sono un caso isolato. Arrivano a poche ore da quelle dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che sempre al Festival dell'Economia aveva dato "per scontata" una raccolta firme sul disegno di legge delega sul nucleare. Ed è proprio in questo solco che, secondo fonti vicine al ministro, devono essere interpretate le parole di Ciriani: "ha ipotizzato che chi in Italia è sempre stato contrario al nucleare potrebbe raccogliere le firme per portare al referendum abrogativo", è la precisazione giunta dopo l'intervista sul palco. Una "supposizione", certo, che però dimostra come nell'esecutivo si comincino a prendere in considerazione tutti gli scenari. E quello del referendum non è affatto escluso, anzi. Anche se dalle parti del ministero dell'Ambiente prevale una convinzione: il referendum - è il ragionamento - si farà ma nel 2028, perché non ci possono essere appuntamenti referendari nell'anno elettorale, che è il prossimo.