In totale disprezzo dei due referendum contro il nucleare votati dagli italiani, la Camera ha approvato il nucleare civile nella forma dei così detti “mini-reattori di ultima generazione”. Ciò che è accaduto, in sostanza è questo: un piccolo plotone di parlamentari del centrodestra , che – da quanto si è ampiamente visto – nulla sanno di energia, ha deciso che in Italia deve tornare il nucleare. Tutto questo senza avere quasi alcuna contezza di quello che ciò significhi in termini di costi, di scorie, di compatibilità con l’attuale sistema energetico e soprattutto di tempi.
L’operazione, particolarmente avallata anche da giornali progressisti come la Stampa con un apposito sondaggio in cui gli italiani sarebbero favorevoli, pubblicato qualche giorno fa, è stata resa possibile probabilmente dal nome di questo nucleare. Già, perché “mini-reattori di ultima generazione” fa pensare a qualcosa di innocuo, piccolo, trasportabile. Secondo me i deputati se lo immaginano come una sorta di nucleare pret-à-porter, da borsetta insomma, che si attiva magicamente quando vogliamo e produce l’energia necessaria. Gli stessi giornali riportano notizie confuse sulla dimensione, se è vero che il Messaggero scrive oggi venerdì che le dimensioni sarebbero quelle di un tir (l’altra voce che circola è anche quella di un nucleare “galleggiante”), quando lo stesso Pichetto Fratin, nelle tante interviste gongolanti appena rilasciate ammette che, quanto a dimensioni, si parla di almeno tre campi da calcio.












