Via libera da Montecitorio alla legge delega, ora la palla passa al Senato. Si tratta della prima iniziativa legislativa organica sul ritorno dell'energia nucleare in Italia dopo il tentativo avviato dal governo Berlusconi tra il 2008 e il 2011 e poi travolto dal referendum popolareVia libera da Montecitorio alla legge delega, ora la palla passa al Senato. Si tratta della prima iniziativa legislativa organica sul ritorno dell'energia nucleare in Italia dopo il tentativo avviato dal governo Berlusconi tra il 2008 e il 2011 e poi travolto dal referendum popolareCon 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, la Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare "sostenibile", uno dei provvedimenti più significativi della strategia energetica del governo Meloni. Il testo passa ora al Senato, dove l'esecutivo punta a ottenere il via libera definitivo entro l'estate per avviare successivamente l'iter dei decreti attuativi.Si tratta della prima iniziativa legislativa organica sul ritorno dell'energia nucleare in Italia dopo il tentativo avviato dal governo Berlusconi tra il 2008 e il 2011 e successivamente travolto dal referendum popolare, che si è tenuto con sullo sfondo l'onda emotiva dell'incidente di Fukushima. A distanza di quindici anni, il tema torna così al centro dell'agenda politica nazionale.Cosa prevede il ddl nucleareIl provvedimento non autorizza direttamente la costruzione di centrali nucleari, ma delega il governo a definire entro dodici mesi il quadro normativo necessario per disciplinare il possibile ritorno dell'atomo nel mix energetico italiano. L'obiettivo dichiarato è creare una cornice regolatoria per le tecnologie nucleari di nuova generazione, comprese quelle legate alla fusione e ai cosiddetti Small Modular Reactors (Smr), i mini-reattori modulari considerati più flessibili rispetto alle centrali tradizionali.Tra i principi contenuti nella delega figurano la sicurezza nucleare, la sostenibilità economica degli investimenti, la gestione dei rifiuti radioattivi, la formazione di competenze tecniche e scientifiche e il coordinamento con gli obiettivi europei di decarbonizzazione. Il testo punta inoltre a definire procedure autorizzative, criteri per l'individuazione dei siti e forme di coinvolgimento dei territori interessati. Nel corso dell'esame parlamentare sono stati approvati anche emendamenti che prevedono una maggiore partecipazione degli enti locali e la possibilità per i Comuni di candidarsi a ospitare infrastrutture legate al nuovo programma nucleare.La strategia del governoPer il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, il nucleare rappresenta una componente necessaria per raggiungere gli obiettivi climatici europei e ridurre la dipendenza energetica dall'estero. L'esecutivo sostiene che le nuove tecnologie possano affiancare le fonti rinnovabili garantendo continuità di produzione e contribuendo alla competitività del sistema industriale italiano. La maggioranza parla di un ritorno del nucleare "sostenibile", distinto dall'esperienza delle grandi centrali del passato. Nella visione del governo, la produzione nucleare dovrebbe concorrere agli obiettivi di neutralità climatica al 2050 insieme a rinnovabili, accumuli e sviluppo delle reti energetiche.Le critiche delle opposizioniLe opposizioni hanno votato contro il provvedimento denunciando l'assenza di un piano industriale dettagliato, l'incertezza sui costi e sui tempi di realizzazione e il rischio di sottrarre risorse agli investimenti nelle energie rinnovabili. Partito democratico, Movimento 5 stelle e Alleanza verdi-sinistra contestano soprattutto la scelta di riaprire il dossier nucleare senza avere ancora risolto il problema delle scorie prodotte dalle vecchie centrali italiane e senza che sia stato individuato il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.Secondo i critici, inoltre, i reattori modulari evocati dal governo non sarebbero ancora disponibili su larga scala e difficilmente potrebbero contribuire agli obiettivi energetici italiani nei tempi indicati dalla transizione ecologica. Una parte del fronte ambientalista parla di una tecnologia costosa, con tempi di sviluppo incompatibili con le esigenze immediate di decarbonizzazione.Il nodo delle scorieLa questione dei rifiuti radioattivi resta uno dei punti più controversi del dibattito. L'Italia continua infatti a gestire le scorie derivanti dalle attività nucleari del passato e dai processi di smantellamento degli impianti dismessi. L'assenza di un deposito nazionale definitivo è da anni al centro del confronto tra governo, enti locali e comunità territoriali. Per le opposizioni e le associazioni ambientaliste, discutere di nuovi impianti senza avere ancora completato questa infrastruttura rappresenta una contraddizione irrisolta.Il peso dei referendum del 1987 e del 2011l ritorno del nucleare continua inoltre a confrontarsi con una storia politica segnata da due referendum popolari. Il primo risale al 1987, pochi mesi dopo il disastro di Chernobyl. La consultazione portò all'abbandono progressivo del programma nucleare italiano e alla chiusura delle centrali allora operative.Il secondo referendum si svolse nel 2011, all'indomani dell'incidente di Fukushima. In quell'occasione oltre il 94 per cento dei votanti si espresse a favore dell'abrogazione delle norme che avrebbero consentito il ritorno dell'energia nucleare nel Paese, bloccando il progetto promosso dal quarto governo Berlusconi.Proprio questo precedente è stato richiamato dalle opposizioni durante il dibattito parlamentare. Il governo replica sostenendo che il quadro tecnologico e geopolitico sia profondamente cambiato rispetto a quindici anni fa e che le nuove generazioni di reattori offrano standard di sicurezza differenti rispetto al passato.I prossimi passaggiL'approvazione della Camera rappresenta soltanto il primo passaggio di un percorso destinato a durare anni. Dopo il voto del Senato, il governo dovrà predisporre i decreti legislativi previsti dalla delega e definire nel dettaglio il nuovo assetto normativo. Resta inoltre aperta la questione fondamentale dei tempi. Anche nell'ipotesi di un'accelerazione dell'iter, eventuali impianti nucleari richiederebbero anni per progettazione, autorizzazioni e costruzione, e secondo il ministero non sarebbero pronti prima del 2034-2035. È su questo terreno che si misurerà la reale possibilità di riportare l'energia atomica nel sistema energetico italiano, quasi quarant'anni dopo il primo stop deciso dagli elettori e quindici anni dopo il secondo.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
I mini-reattori, il problema delle scorie e il nodo dei referendum: cosa prevede il ddl nucleare approvato dalla Camera
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