La Camera ha approvato il disegno di legge delega al governo in materia di nucleare «sostenibile», aprendo la strada, dopo il passaggio in Senato, al ritorno dell’energia atomica nella strategia energetica nazionale. Il provvedimento affida all’esecutivo il compito di definire, attraverso successivi decreti legislativi, il quadro normativo per lo sviluppo delle nuove tecnologie nucleari, con particolare attenzione ai piccoli reattori modulari (SMR), alla gestione dei rifiuti radioattivi, allo smantellamento degli impianti e alla formazione delle competenze necessarie per un rilancio del settore.

Il messaggio politico è chiaro: il Governo considera il nucleare una componente essenziale del sistema energetico italiano del futuro. È però vero il contrario perché la decisione si basa su assunzioni oggi non verificabili e in alcuni casi non corrette. La prima assunzione riguarda la bontà della tecnologia degli SMR sulla quale si fonda gran parte della strategia. Già in documenti degli anni ’90 del secolo scorso gli SMR sono presentati come la soluzione capace di superare i limiti economici e realizzativi delle grandi centrali tradizionali. Tuttavia, a oggi non esistono ancora su scala industriale nei paesi occidentali. Numerosi SMR sono in fase di progettazione o autorizzazione, ma non vi sono impianti commerciali operativi dai quali ricavare dati affidabili su costi, tempi di costruzione, prestazioni e affidabilità.