Al direttore - Ho letto con attenzione l’appello inviato a tutti noi responsabili delle forze di opposizione da oltre settanta scienziati, studiosi, attivisti ed ecologisti storici del nostro paese. E ho anche letto il suo editoriale di ieri, entrambi gli interventi, pur partendo da punti di vista diversi, convergono su due questioni essenziali, anzi imprescindibili per la credibilità delle forze di opposizione. Il primo è che la transizione energetica si fa con azioni di governo concrete, talvolta complesse, ma non rimandabili. Vedere amministratori locali progressisti bloccare in modo indiscriminato i progetti sulle rinnovabili è una contraddizione profonda. E’ un cortocircuito che dobbiamo risolvere, se vogliamo essere credibili verso gli elettori nel 2027. Il secondo elemento riguarda la scala della transizione: è il momento di chiarire che la decarbonizzazione passa inevitabilmente dai grandi impianti. Per anni ci siamo illusi che sarebbe bastato installare qualche pannello solare sui tetti delle case.La realtà è diversa: arrivare a 131 GW di potenza rinnovabile fissata dal Pniec al 2030 significa quasi raddoppiare la velocità di installazione attuale. Lo dimostra il modello della Spagna, che ha scelto di puntare con decisione su impianti solari ed eolici su larghissima scala, abbinandoli a un uso pragmatico delle centrali nucleari esistenti per decarbonizzare e ridurre i prezzi. Proprio sul tema del nucleare – usato dalla destra come fuga dalla realtà – reputo che l’opposizione debba confrontarsi in modo equilibrato e laico. Governare fuggendo dalle scelte è un atavico vizio della politica italiana soprattutto in campo energetico. Il campo largo non può permettersi questo errore, e per questo siamo impegnati perché per il 2027 sappia trasformarsi in un vero “campo europeo”, capace di superare i veti che bloccano lo sviluppo energetico proprio ora che su questo fronte nuove risorse per nuovi investimenti, e nuove scelte, potrebbero arrivare.Riccardo Magi, segretario di Più Europa