Che un Papa debba ricordare al mondo che non tutto va per forza fatto alla velocità della luce può sembrare un atto surreale, ma in fondo coerente con un’istituzione che non è mai stata troppo rapida nei cambiamenti. Tuttavia, è il modo in cui questo richiamo oggi arriva a essere davvero rivoluzionario. Nel presentare l'enciclica "Magnifica Humanitas", Leone XIV ha voluto accanto a sé non un teologo o un filosofo, ma Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic: degnissimo rappresentante dei sacerdoti laici di quella Silicon Valley convinta che il limite umano sia poco più che un errore di sistema in attesa di aggiornamento. Una convinzione che ha smesso da tempo di abitare solo i campus delle Big Tech californiane e che oggi pervade tutto il nostro presente, dai laboratori di biologia sintetica che promettono di cancellare la morte fino ai data center lunari sognati da Elon Musk.

Per questo il messaggio del Pontefice può risultare quasi scandaloso: il mondo è per natura un luogo misterioso. Lo possiamo conoscere, comprendere e governare, ma mai del tutto — e pretendere il contrario non è ambizione, è un delirio contro cui la Chiesa ha sempre messo in guardia. Il vero cuore dell'enciclica sull'intelligenza artificiale è che, questa volta, più che di algoritmi e supercomputer, parla di noi e della nostra contemporanea "nevrosi da controllo". Viviamo nell'epoca delle soluzioni definitive. Ogni problema deve essere compreso subito, risolto subito e possibilmente anche brevettato con tanto di abbonamento premium. Se compare un’incertezza ce la prendiamo con un modello predittivo che non funziona. Se emerge un dubbio, invochiamo un esperto con tutorial dedicato su YouTube. La modernità occidentale si è costruita sulla convinzione che l’intero universo, prima o poi, sarebbe diventato completamente leggibile, trasparente, misurabile, ottimizzabile. Governabile. Peccato che il mondo reale continui ostinatamente a presentarsi come un gomitolo caduto dietro al divano: tiri un capo convinto di aver trovato il bandolo e si stringono altri sette nodi dall'altro lato. È questa la natura delle grandi sfide della nostra epoca. Il cambiamento climatico non è soltanto un problema ambientale: è economico, energetico, geopolitico, culturale, perfino emotivo. Il crollo della natalità funziona allo stesso modo: non dipende solo dal costo della vita, ma riguarda il lavoro, la casa, il rapporto col tempo, l'identità, la solitudine, la trasformazione delle relazioni. E si potrebbe continuare all’infinito: migrazioni, pandemie, disuguaglianze, frammentazione sociale. Cambiano i temi, ma i nodi del groviglio rimangono sempre gli stessi.