Particolarmente solenne e per certi aspetti inusuale. Può essere definita così la presentazione di Magnifica humanitas, cui ha preso parte ieri in Vaticano, presso l’Aula del Sinodo, lo stesso Leone XIV. Fatto, questo, del tutto inedito, che sottolinea il grande significato e importanza attribuiti dal pontefice alla sua prima enciclica. Ne è un’ulteriore riprova l’ampio discorso in inglese, che Papa Prevost ha pronunciato dopo gli interventi dei cardinali Pietro Parolin, Víctor Manuel Fernández, Michael Czerny, delle teologhe Anna Rowlands e Leocadie Lushombo, del cofondatore di Anthropic Christopher Olah.

Frutto di un intenso lavoro, svolto in sinergia per mesi dal dicastero per la Dottrina della Fede e il dicastero per lo Sviluppo umano integrale nonché dalla Segreteria di Stato e costantemente supervisionato da Leone XIV, Magnifica humanitas è un documento magisteriale non sull’intelligenza artificiale – come si era finora detto – ma «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Insomma, un’enciclica di dottrina sociale, il cui assunto di fondo è la creazione in Cristo degli esseri umani a fronte delle attuali sfide poste dal transumanesimo e postumanesimo. Ed è alle res novae del terzo millennio che guarda papa Prevost così come, ai suoi tempi, aveva fatto Leone XIII in riferimento a quelle poste in essere dalla seconda rivoluzione industriale. Non a caso il pontefice statunitense ha voluto firmare Magnifica humanitas il 15 maggio, centotrentacinquesimo anniversario della promulgazione della Rerum novarum.