Un'introduzione, cinque capitoli e la conclusione per 245 paragrafi. Ecco “Magnifica Humanitas”, la prima enciclica di Leone XIV “sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale”. Prima annotazione: non è un'enciclica sull'intelligenza artificiale. Non è la tecnica l'oggetto della lunga riflessione papale, bensì l'uomo. E' il suo rapporto con e cose nuove. “Se a suo tempo Leone XIII parlava di 'nuove questioni', oggi non possiamo semplicemente ripetere i suoi preziosi insegnamenti, ma dobbiamo chiedere a Dio la saggezza per interpretare le grandi tendenze del nostro tempo, in particolare i progressi della tecnica”. E' evidente “quanto rapidamente e profondamente la digitalizzazione, l'intelligenza artificiale e la robotica stiano trasformando il nostro mondo”. Punto da sottolineare: “La tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona. Al contrario, essa è radicata nella nostra storia fin dal principio, in quanto 'fatto profondamente umano, legato all'autonomia e alla libertà dell'uomo”. La citazione è tratta dalla “Caritas in veritate” di Benedetto XVI. Detto ciò, scrive il Papa, “oggi ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull'immaginario collettivo: 'Mai l'umanità ha avuto tanto potere su se stessa'”.I primi due capitoli sono un ripasso – sempre utile – dei cardini e dello sviluppo della Dottrina sociale della Chiesa, un lungo cammino che dura da più di un secolo. Il terzo capitolo è quello che affronta in modo profondo il problema dello sviluppo tecnologico, con la consapevolezza che “'l'intelligenza artificiale e le altre tecnologie emergenti sono già parte del nostro quotidiano”. Di IA si parla, ovviamente, ma con alcune precisazioni: l'enciclica non intende offrirne una trattazione concettuale, anche perché “qualsiasi affermazione rischia di diventare obsoleta in breve tempo”. In secondo luogo, “tutti noi, compresi coloro che li progettano, conosciamo poco” dell'effettivo funzionamento di questi sistemi.Ma il giudizio su queste innovazioni è positivo o negativo? “Tali innovazioni possono diventare un grande aiuto per lo sviluppo umano integrale e per la cura della Casa comune. Ma, proprio per il loro potere, possono agire come un acceleratore del paradigma tecnocratico e perciò hanno bisogno di un nuovo quadro spirituale, etico e politico. Più potente non significa necessariamente migliore”. Se non si può dare una definizione “univoca e completa” dell'IA, si può però affermare che “occorre evitare l'equivoco di equiparare questa intelligenza a quella umana. Questi sistemi imitano alcune funzioni dell'intelligenza umana”. L'obiettivo deve essere quello di rendere l'IA uno strumento, “un aiuto prezioso” che però necessita di “un approccio sobrio e vigile”. In ogni caso, “non possiamo considerare l'IA moralmente neutra” e “il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano”.Il Papa riprende uno dei verbi prediletti dall'inizio del suo pontificato: disarmare. “Disarmare l'IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. E' la corsa all'algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l'umano”. E la custodia dell'umano è il filo rosso che guida nella lettura dell'enciclica, l'architrave portante. Il Papa avverte sui pericoli di affidarsi in toto alla tecnica, soffermandosi sul transumanesimo e il postumanesimo, che “costituiscono lo sfondo ideologico che abita alcuni centri di potere tecnologico e colonizzano l'immaginario collettivo in forma semplificata, specie nei media e nelle reti sociali, inducendo l'entusiasmo per le nuove tecnologie con una visione futuristica di 'uomo potenziato' oppure di 'uomo ibridato' con la macchina”. Sia chiaro un punto: “'Umanesimo cristiano non rifiuta la scienza e la tecnica, ma le assume con gratitudine e realismo, e le colloca 'con i piedi per terra' dentro una vocazione più alta”.Il documento affronta tutte le maggiori sfide della nostra contemporaneità: dalla pervasività delle piattaforme social alle dipendenze, dalle forme di controllo sociale alla politica degli algoritmi che sfocia nella disinformazione. Affronta il problema “della mentalità tecnocratica che tende a considerare la persona come oggetto manipolabile o risorsa da ottimizzare” e al capitolo quinto parla di guerra. Perché “la rivoluzione digitale sta modificando la grammatica dei conflitti”. L'intelligenza artificiale, “può potenziare la difesa e la protezione dei civili, ma può anche abbassare la soglia dell'uso della forza, rendere opache le responsabilità, alimentare una cultura in cui il nemico è ridotto a dato e la vittima a 'danno collaterale'”. Chiaro e netto è il rifiuto del concetto di “guerra giusta”, “troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso più stretto”. Leone XIV scrive che “l'umanità ha strumenti molto più efficaci e capaci di promuovere la vita umana per affrontare i conflitti, come il dialogo, la diplomazia, il perdono. Il ricorso alla forza, alla violenza e alle armi testimonia una povertà relazionale che ha sempre conseguenze disastrose sulle popolazioni civili”.
Ecco la prima enciclica del Papa: “Bene la tecnologia, ma non può dominare l'umano”
È stata pubblicata “Magnifica humanitas”, l'atteso testo di Leone XIV. Cinque capitoli in cui si ripercorre la storia della Dottrina sociale della Chiesa adeguandola alle “nuove questioni” della contemporaneità














