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Gian Guido Vecchi

L’enciclica «Magnifica humanitas» sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Ecco cosa c’è

Leone XIV pubblica Magnifica humanitas e la novità storica della sua prima enciclica «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale» sta anzitutto, a ben vedere, nei tempi. Sono passati 135 anni da quando Leone XIII, il Papa del quale Prevost ha voluto prendere il nome, fondò la dottrina sociale della chiesa con l’enciclica Rerum novarum, il 15 maggio 1891. Non a caso il Papa americano ha firmato la sua enciclica sociale nella stessa data, 15 maggio, una decina di giorni prima di renderla pubblica. Solo che questa volta la Chiesa arriva in anticipo, sulla riflessione del proprio tempo.

Il precedente di Leone XIIILeone XIII, al secolo Vincenzo Gioacchino Pecci, si era proposto a fine Ottocento di affrontare un tema che la riflessione laica del suo secolo aveva già elaborato attraverso opere divenute dei classici nella storia del pensiero. All’inizio c’erano stati due giovani tedeschi di neanche trent’anni che nel febbraio del 1848 pubblicarono a Londra un testo non lungo ma destinato ad avere un’influenza notevole, e del resto l’incipit era di quelli che non si dimenticano: «Ein Gespenst geht um in Europa…», «uno spettro s’aggira per l’Europa…». Il Manifesto del partito comunista di Karl Marx e Friedrich Engels aveva rappresentato la prima, radicale scossa del pensiero di fronte ai guasti della prima rivoluzione industriale, il panorama di ciminiere e macchine che lo scrittore inglese Charles Dickens avrebbe descritto nella Cocketown di Tempi difficili, «era una città con mattoni rossi o, per meglio dire, di mattoni che sarebbero stati rossi se fumo e cenere lo avessero permesso». Di lì a poco e ancora in Inghilterra, negli anni di passaggio alla seconda rivoluzione industriale, il filosofo John Stuart Mill aveva dato alle stampe nel 1859 il saggio Sulla libertà, manifesto di segno opposto, un classico del pensiero liberale. Verso la fine del secolo, era infine arrivato il pontefice ad affrontare le «cose nuove» del tempo, Rerum novarum appunto, a cominciare dalla condizione operaia e dal tema del giusto salario. E la sua enciclica era arrivata a fondare la riflessione della Chiesa al di là dal comunismo e dal liberalismo.