«Innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme»: è questo il bivio di fronte cui si trova la «magnifica umanità» che dà il titolo a Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Leone XIV, dedicata all’intelligenza artificiale. La digitalizzazione, l’Ia e la robotica sono le res novae che interrogano la Chiesa nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII: in Magnifica Humanitas il papa mette soprattutto in guardia dal rischio dell’oligopolio, la concentrazione di queste tecnologie nelle mani di pochi, dicendo inoltre che questi sistemi vanno “disarmati”, cioè «sottratti alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva».

Ma chiede anche che l’utilizzo dell’Ia in ambito bellico sia governato da criteri stringenti («non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile») e che i processi di trasformazione che l’intelligenza artificiale sta portando nel mondo del lavoro sia governato mettendo al centro il bene dei lavoratori. E rifiuta il pensiero postumanista o transumanista, nella convinzione che «non c’è un momento o una condizione dell’umano che non sia degno di Dio».