Nella prima Enciclica di Papa Leone XIV, “Magnifica humanitas” c’è un passaggio che probabilmente resterà come manifesto politico e spirituale del nuovo pontificato: la tecnica non può diventare il destino dell’uomo. È una frase che arriva, molto opportunamente, nel momento in cui l’intelligenza artificiale ha smesso di essere una promessa futuribile ed è diventata infrastruttura del presente, leva economica, strumento geopolitico, macchina di controllo.Leone XIV non si limita a denunciare i rischi dell’algoritmo. Fa qualcosa di più radicale: rimette al centro la persona umana. La “magnifica umanità” creata da Dio — scrive il Papa — non può essere ridotta a dato, profilo, funzione produttiva. È qui il nucleo dell’Enciclica: il progresso tecnico è legittimo solo se resta uno strumento al servizio della dignità umana. Quando invece pretende di sostituirsi all’uomo, di orientarne desideri, relazioni, lavoro e perfino le decisioni di vita e di morte, allora il progresso smette di essere emancipazione e diventa dominio.È certo che la prima enciclica del Papa americano non piacerà al presidente americano, né ai padroni delle Big Tech. Prevost non cita né Trump, né Elon Musk, né altri. Ma i riferimenti sono chiari. «Qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione è gravemente immorale e pertanto inaccettabile», scrive scrive il Papa e il pensiero vola immediatamente alle minacce del presidente Usa a Cuba o alla Groenlandia, al proposito dichiarato «di distruggere un’intera civiltà» in Iran, al genocidio in atto del popolo palestinese.E come non pensare alle incertezze che attraversano gli Stati Uniti mentre si avvicinano le elezioni di midterm, quando nell’enciclica si legge: «In Paesi segnati da gravi tensioni sociali, non possiamo escludere che qualcuno finisca per considerare il conflitto armato come un modo efficace di distogliere l’attenzione dai problemi interni e come strumento di gestione cinica delle difficoltà».Colpisce che Leone XIV abbia voluto accanto a sé, nella presentazione dell’Enciclica, Christopher Olah, uno dei protagonisti mondiali dello sviluppo dell’Ia, cofondatore di Anthropic, l’azienda che si è opposta a Trump sull’uso militare della propria tecnologia. La sua presenza ha dato alla scena un valore quasi simbolico: la Chiesa che dialoga con il laboratorio dove si sta costruendo il futuro. E proprio Olah ha pronunciato le parole più inquietanti. Ha ammesso che i sistemi di intelligenza artificiale stanno diventando “misteriosi” persino per chi li crea. Come dire che in pratica l’uomo produce strumenti che rischiano di sfuggire alla sua comprensione.Per questo “Magnifica humanitas” non è un testo contro la tecnologia. È un testo contro la resa culturale alla tecnologia. Leone XIV chiede un «pensiero dinamico», capace di governare la modernità senza inginocchiarsi davanti a essa. Non c’è nostalgia del passato nelle sue parole, ma la consapevolezza che senza etica il progresso si trasforma rapidamente in nuova schiavitù. E i nuovi schiavi non hanno catene visibili: sono lavoratori sostituibili, cittadini profilati, consumatori manipolati, individui convinti che l’efficienza coincida con la libertà.Un grido di allarme che riecheggia quello di Sam Altman, il padre di OpenAI e di ChatGPT, che troppi hanno dimenticato, nell’entusiasmo del nuovo mondo che avanza: «Occorre mitigare – disse Altman – il rischio che l’intelligenza artificiale porti all’estinzione dell’umanità».
La resa culturale alla tecnologia: il no del Papa
Nell’enciclica Magnifica humanitas il principio che il progresso senza etica diventa nuova schiavitù










