Cla l'enciclica "Magnifica humanitas" il Papa avverte che con l'intelligenza artificiale si sta creando una nuova schiavitù, dal lavoro per estrarre le terre rare a quello dei database. E fa un passaggio anche alle schiavitù del passato: «Non possiamo negare o minimizzare il ritardo con cui la Chiesa e la società hanno condannato il flagello della schiavitù» e «per questo, a nome della Chiesa, domando sinceramente perdono».Il lavoro invisibile dietro l'economia digitale

Con il riferimento all'avvento delle nuove tecnologie, Leone XIV rileva che «una parte significativa del funzionamento dell'economia digitale si regge sul lavoro silenzioso di milioni di esseri umani, impiegati in attività poco visibili ma essenziali: etichettatura dei dati, moderazione dei contenuti - spesso pessimi -, addestramento dei modelli. In molti casi si tratta di giovani, per lo più donne, che lavorano duramente per compensi minimi. A questa fatica invisibile si aggiunge quella, ancora più brutale - sottolinea il Pontefice nell'enciclica -, dell'estrazione delle risorse necessarie alla produzione dei dispositivi e dei microprocessori su cui poggia l'IA. In alcune regioni del mondo, adolescenti e bambini lavorano in condizioni pericolose nella frantumazione dei materiali da cui si ricavano le terre rare. Corpi segnati, mutilati, consumati perché il flusso del calcolo non si interrompa. Inoltre, reti criminali si servono di piattaforme di rete, sistemi di messaggistica, pagamenti anonimi e tecniche di profilazione per reclutare, controllare e spostare vittime di tratta, molte volte minori, trasformando uomini e donne in 'dati' da tracciare e 'pacchi' da trasferire entro gli stessi circuiti digitali che sostengono gran parte dell'economia globale. Questa realtà - conclude Leone XIV - interpella profondamente la coscienza morale del nostro tempo».L'IA e la trasformazione del lavoro: oltre il Pil