Con l’enciclica "Magnifica Humanitas" il Papa avverte sui rischi di una Babele tech e illiberale. Quando la civiltà non comprende i suoi limiti, le persone diventano merce
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La Magnifica Humanitas di Leone XIV non è semplicemente un'enciclica sull'intelligenza artificiale. Assumendo la rivoluzione digitale come la vera res nova del nostro tempo, essa proietta l'intero magistero sociale della Chiesa dentro il cambiamento d'epoca prodotto dall'innovazione tecnologica e dall'emersione dei nuovi poteri digitali. Il punto di partenza della riflessione del Pontefice è che la tecnologia non è eticamente neutra. Essa infatti "assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa", incorporando inevitabilmente visioni dell'uomo, modelli economici e strutture di potere. Il problema decisivo del nostro tempo riguarda perciò l'ordine sociale che, a partire dalla prospettiva etica assunta da chi le governa, le tecnologie digitali contribuiscono a plasmare. La questione è dunque, contemporaneamente, antropologica, economica e istituzionale.Leone XIV rifiuta ogni approccio dicotomico: la dignità della persona non è un freno al progresso tecnologico e nemmeno il contrario. L'enciclica colloca piuttosto l'innovazione digitale dentro una vocazione più alta, capace di trasformarla in "occasione di crescita, di giustizia e di fraternità". A tal fine pone però una condizione: disarmare il paradigma tecnocratico, sottraendo la tecnica dalla tentazione di ergersi a criterio assoluto dell'organizzazione sociale e della stessa comprensione dell'umano. L'enciclica sviluppa questa prospettiva richiamando due immagini bibliche: la torre di Babele e la Gerusalemme di Neemia. Babele rappresenta la tecnica come progetto di dominio, uniformazione e autosufficienza: una civiltà che pretende di costruire ordine e di lucrare la salvezza senza alcun riferimento trascendente, riducendo la pluralità umana a uniformità funzionale. Neemia rappresenta invece la ricostruzione paziente delle mura di Gerusalemme: una costruzione comunitaria (perché l'uomo è relazione), sussidiaria, pluralistica e poliarchica dell'ordine sociale.La continuità tra il magistero di Leone XIV e quello dei suoi predecessori si rinviene certamente nei richiami alla dignità umana, al bene comune, alla destinazione universale dei beni, alla solidarietà, alla sussidiarietà, alla giustizia sociale e allo sviluppo umano integrale come criteri interpretativi della società digitale. Tuttavia, l'aspetto di maggiore novità dell'enciclica risiede proprio nella tematizzazione dell'innovazione digitale come problema di costruzione dell'ordine sociale. L'IA e le tecnologie digitali sono infatti architetture che incidono direttamente sulle istituzioni, sui processi democratici, sulla formazione della verità pubblica e persino sull'immaginario collettivo.Si colloca qui una delle intuizioni più belle della Magnifica Humanitas: il paradigma tecnocratico tende strutturalmente a dissolvere il limite. Ma il limite, nell'orizzonte cristiano, non è negazione dell'umano: è la condizione stessa della libertà e dello sviluppo umano integrale. Una civiltà incapace di accogliere il limite finisce inevitabilmente per trasformare l'essere umano in oggetto di dominio, merce, dato o strumento dell'organizzazione tecnico-economica. La grande intuizione dell'enciclica consiste nell'aver compreso che la questione antropologica è ormai inseparabile dalla questione istituzionale. L'IA tende infatti a configurarsi come una vera architettura normativa implicita della società. Gli algoritmi selezionano informazioni, orientano preferenze, disciplinano consumi, filtrano il discorso pubblico, condizionano il lavoro e ridefiniscono perfino le modalità attraverso cui l'essere umano percepisce sé stesso.Il problema è dunque la forma del potere che attraverso la tecnica si organizza, si concentra, collude con altri poteri e pretende di ridefinire l'uomo e i suoi orizzonti di senso. Quando pochi soggetti privati transnazionali concentrano capacità computazionale, infrastrutture cognitive e potere economico superiori a quelli di molti Stati, si produce infatti una torsione dell'ordine democratico e, con esso, di quello economico. Nel capitalismo digitale, diversamente dal capitalismo democratico, il potere per un verso assume un volto prevalentemente privato, più difficile da governare e orientare al bene comune, e per altro espone la libertà al rischio di finire sopraffatta da ecosistemi digitali costruiti secondo logiche esclusivamente estrattive.La sfera etico-culturale non è esente dal rischio di tali degenerazioni. Applicando il principio di sussidiarietà del diritto, l'enciclica mostra come il problema dei poteri digitali non può essere affrontato esclusivamente sul piano della regolamentazione. Il diritto e la regolazione sono necessari ma non sufficienti: a fare la differenza è infatti l'operatività del "sistema immunitario culturale" delle democrazie costituzionali, rinvenibile nel nesso tra verità, cultura e costituzione, vale a dire quell'insieme di presupposti etici, simbolici e culturali che rendono possibile il pluralismo, la libertà e la stessa tenuta dell'ordine democratico. Alla regolazione dell'economia e dei mercati digitali spetta perciò anche il compito di garantire i presupposti e le condizioni stesse di operatività del sistema immunitario delle democrazie costituzionali, preservando la struttura pluralistica dell'ordine democratico e promuovendo la conformazione delle strutture e le dinamiche politiche, economiche e sociali alla dignità della persona.










