Magnifica Humanitas, la prima Lettera Enciclica di Papa Leone XIV, è un documento potente e profetico poiché, incarnando i grandi principi della Dottrina sociale della Chiesa, interpella l’intero sistema educativo di fronte alle sfide dell’intelligenza artificiale. Dovendo ripensare categorie di pensiero e di azione, l’educazione può essere decisiva, offrendo chiavi interpretative capaci di irrobustire il pensiero critico in un periodo di radicali trasformazioni.

Il sempre più diffuso ricorso all’intelligenza artificiale, anziché promuovere «un intelletto colto» — per mutuare un’espressione di San John Henry Newman — potrebbe portare a un’accresciuta e pericolosa dipendenza, che, nelle sue forme più estreme, può limitare persino la libertà, specie quando si è dipendenti dall’utilizzo dei dispositivi. Per questo, serve salvaguardare l’attitudine a porsi domande e la propensione a coltivare relazioni, entrambe fondamentali per uno sviluppo integrale della persona umana.

In altre parole — come ci esorta a fare il Santo Padre — serve custodire la capacità di domandare, ricordando che le domande, come il pensiero, non sono mai neutre poiché si collocano in un contesto cognitivo, relazionale, socio-politico. Ne consegue la necessità di educare i giovani all’inquietudine creativa, al senso del limite, al pensiero critico e libero per essere in grado di discernere nell’uso dell’enorme quantità di dati e contenuti resi disponibili dall’intelligenza artificiale. Papa Leone XIV sollecita, pertanto, a un’«alleanza educativa rinnovata» per generare una «vera igiene dell’attenzione» al fine di non compromettere la libertà interiore.Infatti, «la scuola non è chiamata a inseguire la velocità del mondo digitale, ma a offrire ciò che il digitale da solo non può dare: tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili». Un richiamo a forme di apprendimento lente e pazienti.La profonda novità che riguarda l’università è quella definita dal Pontefice «la grande sfida dell’integrazione dei saperi, allenando sia alla capacità di collegare e fondere le conoscenze per leggere la complessità, sia alle tecniche per la verifica dei fatti».L’interdisciplinarità, favorendo l’ibridazione di conoscenze e competenze, è oggi quanto mai necessaria per affrontare le complessità del nostro tempo, che non possono essere comprese appieno con visioni parcellizzate del sapere. Questa prospettiva muove il primo pilastro del Piano Strategico 2026-2028 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ossia l’istituzione di una Scuola di integrazione dei saperi. Pensata per proporre metodologie didattiche e pratiche educative innovative, essa intende valorizzare il dialogo tra i saperi per entrare con profondità, tra l’altro, nelle «cose nuove» del digitale e dell’intelligenza artificiale.Siamo chiamati, inoltre, a educare a un uso consapevole dell’intelligenza artificiale all’interno dei corsi dedicati alle singole materie disciplinari per far comprendere che essa è uno strumento, non un fine, da utilizzare con senso critico. Questo l’intento al cuore del Patto educativo per l’intelligenza artificiale, promosso in Ateneo nello scorso anno accademico. Un aspetto anch’esso sollecitato dal Santo Padre che incoraggia «un’alleanza educativa per l’era digitale», tema al centro della recente Assemblea Generale della FUCE, che ha riunito a Zagabria le 63 università cattoliche europee.* Rettore Università Cattolica del Sacro Cuore