“La Chiesa si sente in dovere di contribuire allo sforzo di pianificare e introdurre l’alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’intelligenza artificiale nei sistemi educativi. In questo modo, può aiutare ad assicurare che le persone acquisiscano capacità di pensiero critico e che le tecnologie contribuiscano alla salvezza di coloro che le utilizzano. Tutti noi, ne sono certo, siamo particolarmente preoccupati per le possibili conseguenze dell’utilizzo della tecnologia digitale e dell’intelligenza artificiale non solo sullo sviluppo fisico e intellettuale di bambini e giovani, ma anche sul loro benessere spirituale. A tale riguardo, tutti, ma particolarmente i giovani, si addestrino ad un uso moderato e disciplinato di queste tecnologie, sostenuti dalla guida di genitori ed educatori. Inoltre, alla luce della missione della Chiesa e delle attuali convinzioni errate riguardo a Dio e alla persona umana, l’alfabetizzazione digitale deve includere anche un’educazione alla verità su Dio e sull’umanità. I giovani, in particolare, sono aperti a questa verità e desiderosi di scoprire il senso della vita. Pertanto, dobbiamo aiutarli a incontrare il Cristo vivente e insegnare loro a integrare l’uso della tecnologia in uno stile di vita olistico”. A pronunciare queste parole è stato il Papa, pochi giorni prima della pubblicazione della sua prima, attesa, enciclica: Magnifica humanitas.Il tema era noto da un anno, anche perché lui stesso aveva chiarito fin da subito che il nome scelto (Leone XIV) era da collegarsi a quello di Leone XIII, che aveva – tra le mille e altre cose fatte in venticinque anni di pontificato – scritto la Rerum novarum, pilastro fondamentale e fondante della dottrina sociale della Chiesa. Se i temi affrontati da Papa Pecci riguardavano le rivoluzioni sociali dell’Ottocento (come si può ben comprendere dai contributi presenti in questa pagina), la sfida dei nostri tempi si chiama intelligenza artificiale. Era ovvio che un Papa matematico, con la passione per tutto ciò che è tecnologico, approfondisse il tema. Come può convivere l’IA con l’essere umano? Come, l’uomo, può servirsene senza farsi sopraffare? E’ possibile conciliare l’uso di questi strumenti avanzati con propositi pacifici e della “normale” esistenza quotidiana? In questo primo anno di pontificato, Leone XIV ha disseminato indizi, in omelie e in discorsi, facendo intuire che lo strumento può essere utile e sano, purché se ne faccia un uso buono e consapevole. Il punto più rilevante della riflessione papale è che non si tratta d’una mera rivoluzione digitale, bensì di una rivoluzione antropologica. Non è tanto (o quantomeno, non solo) lo strumento tecnologico a essere al centro, bensì l’uomo. In un’epoca in cui si può arrivare a chiedere a un’intelligenza artificiale se sia buona cosa porre termine alla propria vita, si comprende con facilità che non si sta parlando di questioni di lana caprina.
Il giorno della “Magnifica humanitas”, prima enciclica di Papa Leone XIV
Alla vigilia della sua prima enciclica, Leone XIV richiama la sfida decisiva dell’IA: educare a un uso critico e disciplinato delle tecnologie, perché la rivoluzione non è digitale ma antropologica, e rimette al centro l’uomo e la sua verità












