Molti commentatori di Magnifica Humanitas, la prima enciclica firmata da Leone XIV e dedicata all’intelligenza artificiale, hanno posto l’accento, a volte criticamente, sui toni bergogliani. In effetti, i richiami espliciti, in particolare alla Laudato sì, la principale enciclica vergata da Papa Francesco, sembrano confermarlo. E non c’è dubbio che molti concetti e riferimenti lessicali presenti nella Magnifica Humanitas attestino una forte continuità con il magistero precedente, che peraltro aveva già affrontato, soprattutto negli ultimi anni, i temi dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, l’evidente fattore di novità rispetto al predecessore argentino è la capacità del primo papa americano di innestarsi direttamente nel dibattito statunitense, cioè del Paese che dell'IA (e non solo) è il leader principale non solo tecnologico ma anche culturale. A prescindere da Trump.

D’altronde, la storia plurimillenaria dell’istituzione guidata da Leone XIV e l’ampio quanto pregevole excursus storico sulla Dottrina sociale della Chiesa che apre la Magnifica Humanitas escludono orizzonti temporali e chiavi di lettura che possano alimentare la polemica del giorno e, se per questo, anche quella dell’anno. Laddove invece l’enciclica vuole avere un respiro più ampio, parlando a tutti ma in particolare al Paese che più di tutti sta creando l'intelligenza artificiale di domani. Ponendogli di fronte, fin dall’esordio a pagina 7, due immagini bibliche forti, la costruzione della Torre di Babele e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme dopo l’esilio babilonese. La prima è stata un’impresa titanica, fallita in nome di un’umanità che ha preteso di sostituirsi a Dio e ha perseguito l’omologazione al posto della comunione, al contrario della seconda, portata a compimento con successo grazie alla capacità di Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse, di non imporre soluzioni dall’altro bensì un approccio basato su una responsabilità condivisa, quella di sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. Naturalmente, il secondo progetto appare meno ambizioso del primo. Sicuramente lo è in termini puramente tecnici anche se in realtà ha richiesto una capacità di ascolto, dialogo e coordinamento ben più complessa dal punto di vista umano.