In una intervista a Formiche.net, il sacerdote e professore di Filosofia al Boston College sottolinea come al centro del documento non c’è l’intelligenza artificiale ma l’uomo. È su di lui che Prevost pone l’attenzione. “Bisogna inquadrare bene cos’è un essere umano e paragonarlo a ciò che può fare l’IA. Auspicando che venga utilizzata per il bene dell’umanità”, spiega
L’Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV rappresenta un punto di svolta per la Chiesa. Mai era stato pubblicato un documento che trattasse gli aspetti legati alla tecnologia, in particolare all’intelligenza artificiale. Eppure, come sottolinea a Formiche.net Padre Philip Larrey, sacerdote e professore di filosofia al Boston College, l’IA è il contorno. Al centro, c’è solo l’uomo.
Perché la Chiesa è chiamata ad occuparsi di intelligenza artificiale?
Dall’inizio del pontificato, Papa Leone XIV ha indicato l’IA come una priorità sua e della Chiesa. Sta preparando questo documento da un anno. Più che altro, è una specie di sintesi della dottrina sociale della Chiesa e della spiegazione della dignità umana. Nel documento c’è relativamente poco sull’IA. Prevost fa un corredo dei pontefici, da Leone XIII fino ai nostri giorni, per quanto riguarda l’attenzione all’uomo. Bisogna inquadrare bene cos’è un essere umano e paragonarlo a ciò che può fare l’IA. Auspicando che venga utilizzata per il bene dell’umanità. La rivoluzione digitale sta conquistando la società in modo molto forte. Il Papa sente il bisogno di esplicare cosa ne pensa la Chiesa. L’Enciclica indica un cammino da percorre come essere umani.














