Ogni anno la storia è la stessa. Arriva giugno, le scuole chiudono e per milioni di famiglie italiane inizia una corsa a ostacoli fatta di centri estivi costosissimi, ferie incastrate come tetris, nonni trasformati in welfare nazionale e infuocati gruppi WhatsApp utilizzati compulsivamente per provare a capire come coprire settimane intere con bambini a casa mentre gli adulti continuano a lavorare.

L’iniziativa dell’Emilia-Romagna

Tre mesi. Quasi tre mesi di stop che in Italia vengono ancora raccontati come una normalità inevitabile, nonostante intorno il mondo funzioni spesso in maniera diversa. Per questo la sperimentazione annunciata dall’Emilia-Romagna va osservata con attenzione, senza slogan e senza isterie preventive. La Regione ha deciso di finanziare l’apertura delle scuole primarie dal 31 agosto al 14 settembre in oltre quaranta Comuni, con attività sportive, culturali ed educative pensate per bambini dai 6 agli 11 anni. Non lezioni tradizionali, ma spazi vissuti, laboratori, socialità e supporto concreto alle famiglie.

Il dibattito infuocato

Apriti cielo. Perché basta nominare la possibilità di tenere aperte le scuole d’estate e il dibattito italiano si trasforma immediatamente in un campo di battaglia. I genitori pretendono una soluzione e finiscono per essere accusati di voler “parcheggiare” i figli da insegnanti già sotto pressione e spesso esasperati da stipendi bassi, strutture fatiscenti e richieste continue scaricate addosso all’istituzione scolastica.