Mentre per le famiglie benestanti l'estate è sinonimo di viaggi e sport, nelle periferie la fine delle lezioni interrompe l'unico presidio pubblico. Ecco cosa dicono i dati

Quando le scuole chiudono, non si interrompono soltanto le lezioni. In molte periferie si interrompe l’unico presidio pubblico capace di garantire relazioni sociali e opportunità educative. E mentre per alcuni bambini e adolescenti l’estate significa vacanze, corsi sportivi, viaggi studio e attività culturali, per altri coincide con un lungo tempo sospeso in cui le opportunità si restringono e le disuguaglianze si amplificano. È da questa constatazione che parte «Abitare i Margini», la ricerca realizzata dall’ong WeWorld in sette territori (Milano, Bologna, Roma, Napoli, Cagliari, Aversa e Ventimiglia).

Cosa dicono i dati

I numeri confermano quanto il percorso scolastico continui a essere fortemente influenzato dalle condizioni di partenza. Il contesto socioeconomico familiare rappresenta ancora uno dei principali predittori dei risultati scolastici. Secondo i dati citati nel rapporto, alle elementari gli studenti provenienti da famiglie più avvantaggiate registrano risultati superiori di circa 4,7 punti in italiano e matematica e di 4 punti nella comprensione dell’inglese. Alle medie il divario aumenta fino a superare i 10 punti sia in italiano che in matematica. Alle superiori l’effetto del contesto sociale raggiunge il massimo, con vantaggi fino a +10 punti in matematica. Anche il background migratorio continua a incidere pesantemente sui percorsi educativi. In Italiano, ad esempio, gli studenti con origine migratoria possono registrare svantaggi fino a 22,6 punti rispetto ai coetanei italiani.