“Con la chiusura delle scuole, si ripresenta il delicato tema della gestione del tempo estivo per i bambini e i ragazzi con autismo a Cosenza e provincia. Mentre per la maggior parte dei coetanei l’estate è un momento naturale di socializzazione e gioco nei centri estivi accreditati, per i minori con disturbo dello spettro autistico e per le loro famiglie il rischio concreto è quello di andare incontro a settimane di isolamento e solitudine”. Così L’ANGSA Cosenza APS (Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo), per bocca del suo presidente Caterina Spadafora, accende i riflettori su come i meccanismi del “Bando Concilia”, gestiti da Comuni, Ambiti Territoriali Sociali e Regione Calabria, rischino nei fatti di non garantire una reale uguaglianza di opportunità, creando una situazione di svantaggio che bussa alle porte della discriminazione indiretta, tutelata dalla Legge n. 67 del 2006.

Il nodo dell’accreditamento e l’effettiva accoglienza

Aggiunge Angsa Cosenza: “Il bando regionale nasce con il lodevole intento di erogare voucher e sostenere i costi dei servizi estivi per favorire la conciliazione famiglia-lavoro. Tuttavia, la realtà che i genitori si trovano ad affrontare è fatta di frequenti dinieghi da parte delle strutture. Il problema risiede nella programmazione: l’accreditamento dei centri estivi rischia di rimanere un atto formale se non si verifica preventivamente che vi siano le risorse e le competenze per accogliere tutti i bambini, inclusi quelli con disabilità complessa.Quando un criterio pubblico non riesce a intercettare i bisogni dei più fragili, si crea un involontario meccanismo di esclusione che finisce per indebolire l’efficacia stessa dei fondi pubblici stanziati.