Non tutti i bambini con disabilità possono partecipare ai Centri estivi in Italia. In diversi casi sono assai più svantaggiati, respinti in assenza di educatori formati o di operatori socio sanitari in un rapporto d’assistenza individuale di 1 a 1, subiscono una vera e propria discriminazione. Quando a giugno l’anno scolastico termina le famiglie con figli che vivono condizioni di fragilità si trovano a vivere situazioni di estremo disagio per l’impossibilità di accedere ai centri estivi. Ci sono episodi, raccontati da ilfattoquotidiano.it, di richieste fino a 4mila euro al mese per iscrivere un figlio con bisogni complessi.
La legge però prevede che tutti gli enti gestori del servizio estivo, sia pubblici che privati, debbano garantire una totale inclusione senza discriminazioni con gli accomodamenti ragionevoli necessari. Non è lecito rifiutare l’iscrizione o imporre una frequenza ridotta per motivi legati alla disabilità. Né può essere richiesta alle famiglie una compartecipazione economica extra alla retta da pagare per le spese dell’assistenza educativa. In particolare per i centri estivi sono i Comuni che hanno un ruolo di presa in carico dei minori con disabilità con posti riservati e supporti dedicati. A ciò si aggiunge la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità che riconosce espressamente il “diritto dei minori con disabilità a partecipare, su base di uguaglianza con gli altri, alle attività ludiche, ricreative e sociali”.








