I centri ricreativi estivi sono strutture che offrono attività ludiche, sportive e formative durante il periodo giugno-luglio, con l’obiettivo di favorire socializzazione e apprendimento per i minori, oltre a supportare le famiglie che lavorano in quelle settimane. Non tutti i centri estivi però includono ogni avente diritto, in particolare supportando in maniera adeguata i minori con bisogni complessi che vivono condizioni di estrema fragilità. I bambini e ragazzi con disabilità devono poter partecipare senza discriminazioni. Il rifiuto dell’iscrizione o l’imposizione di costi aggiuntivi per l’assistenza costituisce, tra le varie cose, violazione della legge 67/2006 e della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. L’ente gestore, che sia pubblico o privato secondo le normative nazionali e internazionali in vigore, deve valutare caso per caso le esigenze specifiche, garantendo sempre la partecipazione senza oneri extra per la famiglia, anche se è necessario un rapporto 1 a 1 con un educatore o un assistente specializzato o un operatore socio sanitario.

Ilfattoquotidiano.it ha raccolto diverse testimonianze di genitori che hanno figli con grave disabilità per raccontare quello che accade a moltissime famiglie nelle loro medesime condizioni. C’è Francesca, che vive in provincia di Bergamo, vedova e madre di una ragazza di 15 anni con autismo di livello 3 e sindrome di Patau. “Mia figlia ha sempre frequentato l’asilo e la scuola con regolare sostegno ed educatori a copertura totale delle ore, il problema sopraggiunge in estate quando finisce la scuola, non è mai stato possibile farle frequentare centri estivi dato che non c’erano mai a disposizione educatori formati per poter permettere tutto ciò”, è il suo racconto. “Come tutti gli anni ho iniziato a chiedere aiuto per l’estate già a partire da febbraio, ma al momento nessuno mi ha fornito la certezza di avere l’educatore per l’assistenza al centro estivo e sono costretta a rinunciare al lavoro per stare con mia figlia, con pesantissime conseguenze anche per il bilancio familiare”. Forse si è aperto in questi giorni uno spiraglio, ma comunque niente centro estivo. “Potrei ricevere solo per il mese di luglio circa 50 ore di sollievo con un’educatrice, però a domicilio”, dice amareggiata. “Mi auguro solo di non sentirmi dire qualcosa di negativo in tal senso”, aggiunge, “perché sinceramente ho perso totalmente fiducia nel sistema, i nostri ragazzi hanno tanto da dare ma purtroppo troppe persone che lavorano in questo ambito non fanno grandi sforzi, e lo dico per esperienza vissuta, i nostri ragazzi non sono ragazzi di serie B, ma a quanto pare in Italia funziona così”.