Da 150 ore a sole 55 per 3 settimane e mezzo di centro estivo: questi i tagli medi alle ore di assistenza che, rispetto al 2025, stanno rendendo impossibile per moltissime famiglie far frequentare i centri estivi ai propri figli con disabilità

Si avvicina il periodo estivo e arriva il momento della chiusura delle scuole, che comporta forti disagi organizzativi per i genitori che si ritrovano di punto in bianco a dover gestire il tempo dei figli e la loro vita lavorativa. All’interno della vasta categoria dei genitori, esiste però un gruppo di mamme e papà ancora più fragili: sono i genitori di bambini con disabilità, penalizzati dai tanti ostacoli burocratici e assistenziali che Stato, Regioni e Comuni frappongono tra loro e l’assistenza che i figli dovrebbero ricevere nei centri estivi. È sempre più difficile, infatti, per queste famiglie poter iscrivere i loro bambini e ragazzi: Open ne ha parlato con l’avvocato Walter Miceli, esperto in diritto scolastico e vice-presidente della Federazione Osservatorio 182.

Le forme di discriminazione indiretta

«Il problema è noto: la scuola finisce, i genitori continuano a lavorare, ovviamente, e gli studenti con disabilità si vedono in qualche modo frapporre ostacoli, talvolta insormontabili, alla frequentazione di questi centri estivi». Comincia così il nostro colloquio con l’avvocato Walter Miceli che, con la Federazione Osservatorio 182 di cui è vice-presidente, riunisce molte associazioni che tutelano gli studenti con disabilità ai fini dell’inclusione scolastica tramite iniziative di formazione, ma anche giudiziarie nel caso studenti con disabilità che si vedono ridurre le ore di sostegno.