Le aule di scuola si chiudono e i corridoi si svuotano, eccezion fatta per le migliaia di studenti che affrontano in questi giorni la maturità, iniziata il 18 giugno con la prima prova scritta. Si chiude un anno scolastico, si apre la pausa estiva. Ma oltre chi conclude un percorso e ne inizia un altro - che sia di studio o ricerca del lavoro -, cosa accade ai ragazzi che dalla scuola escono troppo presto, o che nella scuola restano senza trovare strumenti, ascolto, competenze, senza più cercare futuro? Le cronache sono segnate da casi di violenza giovanile che raccontano una storia fatta di fragilità emotiva e isolamento che lasciano segnali anche tra i banchi di scuola: assenze, rendimento che cala, ritiro dalle relazioni, perdita di motivazione. “L’abbandono scolastico è quasi sempre preceduto da segnali riconoscibili - dice Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp) -. Anche la dispersione implicita, cioè il conseguimento del titolo senza adeguate competenze, richiede un monitoraggio costante e interventi tempestivi e personalizzati”. La scuola, aggiunge, è “il primo e più importante presidio educativo e sociale” per intercettare il disagio".Secondo i dati Eurostat, nel 2025 l’Italia non è a rischio per l'abbandono scolastico precoce: si trova sotto il nuovo limite europeo del 9% fissato per il 2030. Un miglioramento che comunque non cancella i divari esistenti tra Nord e Sud del Paese. In aggiunta, esiste il fenomeno di dispersione implicita, meno visibile eppure altrettanto decisiva. Il versante educativo si intreccia poi con quello sociale. Secondo Fabrizio Benzoni, vicecapogruppo alla Camera per Azione, che si occupa di carceri ma anche di disagio giovanile, “l’abbandono scolastico può essere il primo campanello d’allarme di percorsi che portano all’esclusione, alla condizione di Neet e, nei casi più gravi, alla devianza. Non è un automatismo, ma una traiettoria possibile quando mancano scuola, famiglia, comunità, adulti di riferimento”. La ricetta, sostiene Benzoni, non è miracolistica, ma fatta di prossimità: tempo pieno, mense, luoghi di aggregazione, sport, cultura, reti territoriali, psicologi scolastici. “Dove la scuola offre più tempo, più servizi e più relazioni, l’abbandono si contiene. Dove quei servizi mancano, soprattutto nelle periferie e nei quartieri popolari, il rischio cresce”.