Emanuele Pinelli
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Ci siamo: i ragazzi nati nell’anno del crollo della Lehman Brothers sono arrivati all’esame di Maturità. Va di moda descriverli come fragili, insicuri e incapaci di prendersi le loro responsabilità, e in questa descrizione c’è del vero. Ma che cosa dovrebbero pensare, a loro volta, sugli adulti che negli ultimi nove anni hanno cambiato una volta all’anno le regole dell’esame? Dai palazzi del potere e dalle redazioni, l’ansia sgocciola fino alle famiglie comuni, che accompagnano i loro pargoli dentro la stanza del colloquio come se li stessero portando all’altare e poi festeggiano il lieto fine con erbe aromatiche in testa e calici di champagne.
L’esame di Maturità lo passano tutti. Questo inutile spreco di tempo e di soldi pubblici
Il tutto, lo ricordiamo, per un esame che viene superato dal 99,7% dei candidati. Statisticamente è più facile farsi bocciare in un Captcha che chiede di cliccare solo sui quadrati dove c’è un semaforo. Il dato sul 99,7% di promossi ha convinto più d’uno che l’esame sia solo un inutile spreco di tempo, di soldi dei contribuenti e di champagne. Nei cenacoli dei tecnocrati esterofili e data-driven si propone da tempo di abolirlo. Da liberale crociano un po’ più all’antica, credo che esista una soluzione più elegante: spostare l’esame al livello scolastico superiore, trasformandolo in un esame di accesso all’università o all’ITS, nel quale si viene valutati direttamente dai professori dell’università o dell’ITS. Secondo lo stesso spirito, i ragazzini della terza media farebbero soltanto l’esame di accesso alle superiori, valutati dagli insegnanti delle superiori. Questo piccolo ritocco guarirebbe molte piaghe ormai croniche del nostro sistema scolastico: per fare solo un esempio, i genitori vedrebbero finalmente gli insegnanti attuali dei loro figli come alleati invece che come avversari.















