Un 60 non fa paura, un 100 non fa cultura: questa è una delle frasi tipiche che accompagnano i maturandi da quando la Riforma Berlinguer ha trasformato il nome della Maturità in Esame di Stato e la valutazione da sessantesimi a centesimi.
E non è solo un’esagerazione goliardica: la riduzione progressiva degli studenti respinti e l’inflazione dei 100 (magari con lode) hanno trasformato l’atto finale delle scuole superiori in una (quasi) formalità, da affrontare in scioltezza come una tesi universitaria, dove l’incognita è solo il voto finale ma non il conseguimento del titolo. Non è un caso che sia sempre più diffusa la tradizione di farsi accompagnare all’orale da amici e parenti, vestiti eleganti, in modo da essere già pronti per un post social che immortali i festeggiamenti.
Niente a che vedere con i tormenti che accompagnavano gli esami in sessantesimi, che hanno dato il via a una prolifica saga cinematografica: i dati più recenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito, come fa notare il nostro portale Skuola.net, ci raccontano infatti di un rito di passaggio dove, oggi, il lieto fine è praticamente garantito, con un tasso di promozione molto vicino al 100%. A patto di superare l'unico, vero sbarramento: lo scrutinio di ammissione.













