La prova finale dell’esame cambia volto. Oltre allo stop alle "scene mute", per la prima volta le commissioni saranno chiamate in via ufficiale a pronunciarsi sul livello di crescita personale dei candidati. Un aspetto che peserà anche sul punteggio del diploma
La conoscenza delle declinazioni latine, delle date storiche o dei teoremi matematici potrebbe non bastare più per convincere i professori di meritare un buon voto sul diploma di Maturità.
L’esame 2026, ridisegnato dalla riforma voluta dal Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, introduce infatti un cambio di paradigma di un certo peso, peraltro passato quasi inosservato. Perché la commissione, con i recenti cambiamenti alla struttura delle prove, soprattutto di quella orale, sarà chiamata a misurare non soltanto l'apprendimento nozionistico ma anche a valutare concretamente la crescita umana del candidato. Traducendosi, quest’ultimo aspetto, in un punteggio reale.
All'interno del colloquio finale il maturando dovrà dimostrare non solo cosa ha studiato ma chi è diventato. A segnalare questo aggiornamento delle “regole del gioco”, passato un po’ sordina, è il portale Skuola.net. È tutto contenuto nella recente ordinanza che norma lo svolgimento vero e proprio dell'esame, firmata qualche giorno fa da Viale Trastevere.







