L'anno scolastico per gli studenti è terminato, ma presto i nati nel 2011 e nel 2006 affronteranno rispettivamente l'esame conclusivo del primo ciclo di istruzione e quello di Stato, ancora oggi noti come l'esame di terza media e quello di maturità. Due riti, peraltro gli unici rimasti, che segnano il passaggio a due fasi distinte della vita di un giovane, sulla cui utilità e importanza in molti oggi dibattono.

Certo è che questi esami non sono soltanto formali o, almeno, non dovrebbero esserlo. Cimentarsi nelle varie prove scritte e nel colloquio dovrebbe consentire ai candidati di dimostrare non solo le avvenute conoscenze, ma anche le competenze sviluppate nel corso del ciclo di studi in chiusura. In un momento storico delicato come il nostro, in cui la tecnologia ha un impatto consistente, c'è chi si chiede se la modalità di questi esami rispecchi effettivamente le esigenze del presente, e soprattutto del futuro.

In sostanza: ciò che la scuola insegna, e di cui chiede di rendere conto ai suoi studenti, è effettivamente ciò di cui i giovani hanno bisogno per affrontare le sfide del domani? Molte perplessità su questo punto giungono da quanti sostengono che gli esami oggi vietino categoricamente l'uso dei device. Anzi, i ragazzi che sosterranno le prove d'esame dovranno consegnare smartphone, smartwatch e compagnia bella, come fanno nei film western i pistoleri prima di entrare nel saloon. Tra l'altro, quest'anno bisognerà fare particolare attenzione all'uso delle cuffie, facilmente mimetizzabili sotto i capelli lunghi, e degli smart glasses.