Con la fine della scuola aumentano le pressioni legate alla gestione dei figli tra routine che saltano, attività da organizzare e lavoro che continua. Eppure, secondo diversi studi, proprio quei momenti di inattività e noia che molti adulti cercano di evitare ai figli possono favorire autonomia, creatività e capacità di autoregolazione nei bambini

Le lunghe vacanze estive tornano ogni anno al centro del dibattito pubblico, tra chi ne difende il valore educativo e chi le considera sempre più difficili da conciliare con i ritmi delle famiglie contemporanee. Al di là delle polemichesulla durata delle vacanze, però, c’è anche un tema di salute mentale che riguarda direttamente i genitori.

Negli ultimi anni gli psicologi hanno iniziato a studiare con crescente attenzione il cosiddetto parental burnout, una condizione distinta dal normale stress genitoriale e caratterizzata da esaurimento emotivo, senso di sopraffazione e difficoltà a rispondere alle richieste quotidiane legate alla cura dei figli. Diversi studi suggeriscono che il rischio aumenta quando il carico percepito supera le risorse a disposizione della famiglia, una situazione che può diventare particolarmente evidente durante l’estate, tra routine che saltano, lavoro che continua e necessità costante di organizzare giornate, attività e momenti di svago. Ma a sorprendere è soprattutto un altro elemento emerso da recenti indagini: tra le principali fonti di preoccupazione per molti genitori non ci sarebbero soltanto la gestione pratica delle vacanze o i costi dei centri estivi.