Terminato l'anno scolastico, gli studenti italiani non impegnati negli esami sono ufficialmente in vacanza e tra loro c'è chi ha insegnanti che hanno assegnato i compiti per le vacanze e chi ne ha che non ne ha assegnati. Dubbio amletico: compiti o non compiti? Questo è il dilemma. Se sia più nobile nella mente soffrire colpi di fionda e dardi degli oltraggiosi compiti o prender armi contro un mare d'affanni e, opponendosi, por loro fine? Come per tutte le cose, qui in Italia ci scontriamo tra fazioni talmente avverse anche in questo frangente.

DIVISIONE I favorevoli ai compiti per le vacanze ne sostengono la validità, giacché la continuità dell'esercizio durante la pausa estiva facilita la ripresa degli studi. I contrari ne sottolineano l'inutilità: i ragazzi durante l'estate hanno bisogno di staccare la spina, di sviluppare interessi personali e di annoiarsi, poiché la noia stimola la creatività. Comunque la si pensi, il dibattito svia l'attenzione dal vero lavoro che sarebbe opportuno svolgere durante la pausa estiva da parte dei giovani, ossia una disintossicazione dagli smartphone attraverso la lettura. NUMERI Secondo i dati Istat, più di un giovane su quattro utilizza lo smartphone per più di otto ore al giorno e quasi il trenta percento dei giovani riceve in regalo il primo telefonino intorno agli otto anni. Secondo l'associazione Social Warning, quasi l'ottanta percento degli adolescenti dichiara di sentirsi dipendente dai propri dispositivi digitali e circa un adolescente su sei sviluppa un uso problematico dei social media o di internet. Ecco dove si dovrebbe intervenire, soprattutto durante l'estate, quando i ragazzi hanno a disposizione più tempo libero che, verosimilmente, impiegano per incrementare la loro fruizione dello smartphone e dei social. LE STRADE Per intervenire su questa forma di dipendenza, che assume sempre più i connotati di una piaga sociale, dovremmo puntare sull'antidoto perfetto: la lettura. Come insegnante, io ci provo ogni fine anno: consiglio la lettura di alcuni romanzi, scegliendo tra le novità editoriali, tra i classici e, soprattutto, tra i libri a cui i miei studenti potrebbero appassionarsi. Ma so altrettanto bene che saranno in pochi a leggere più di un libro e tra quelli che dichiareranno di aver letto, ce ne sarà più di qualcuno che il libro non solo non l'avrà letto, ma non l'avrà nemmeno acquistato e, per non fare brutta figura, avrà chiesto l'aiutino all'intelligenza artificiale. Per scongiurare questa disaffezione al libro da parte dei ragazzi, sarebbe importante che tra insegnanti, studenti e genitori si stringesse un patto per la lettura. La rivoluzione culturale di cui dovremmo renderci autori oggi sarebbe quella di rivalutare la lettura come un'attività non più scolastica, ma ricreativa in ogni senso. Essa, infatti, per la mente è allo stesso tempo svago e risorsa. Inoltre, ci aiuta a riprendere il controllo della gestione del nostro tempo, a fronte delle attività sugli smartphone che, per quanto ingaggianti e divertenti, il tempo ce lo sottraggono. Per certi versi, dovremmo incominciare a considerare il libro come un presidio medico. Se è il dottore a prescriverci la lettura, forse saremmo meno restii a sottoporci alla terapia. E, particolare non meno importante, potremmo detrarne anche le spese.