di
Paola Varriale*
Tra inizio e fine giugno, come ogni anno, le scuole elementari e dell'infanzia terminano mentre non ci sono ancora certezze sull'apertura dei centri estivi comunali. Mi chiedo perché oltre al dolore per la malattia di un bambino si debba soffrire per quello che dovrebbe essere un diritto.
Mi chiedo spesso dove vivano i nostri politici, dirigenti dei Comuni e i dirigenti scolastici del nostro Paese quando parlano della crisi delle nascite. Suppongo che vivano su Marte. Abbiamo festeggiato la Festa della Repubblica, ma i genitori di bambini con disabilità intellettiva non sanno se ci sarà per questa estate l’opportunità di fruire del campo scuola per i loro figli. Ovviamente l’incertezza è drammatica per queste famiglie che già devono durante tutto l’anno barcamenarsi tra lavoro, burocrazia sorda ad ogni possibile semplificazione, cure mediche complesse e difficoltà di ogni genere. Segnalo anche che, per complicare ulteriormente le cose, ogni municipio (noi viviamo a Roma) adotta regole, (dis)organizzazione, tempistiche e scadenze diverse per cui i poveri genitori sono costretti a perdere moltissimo tempo e non possono usufruire del passaparola con altri genitori che risiedono in altre municipalità. Tra inizio e fine giugno, come ogni anno, le scuole elementari e dell'infanzia terminano mentre non sono ancora state completate le procedure di affidamento per i centri estivi comunali. Un raro esempio di programmazione.












