Aboliamo i compiti delle vacanze. Non perché studiare faccia male, ma perché la scuola deve cambiare

Ogni anno, puntuale come il caldo estivo, torna il dibattito sui compiti delle vacanze. C’è chi li considera indispensabili per non perdere quanto appreso durante l’anno scolastico e chi, invece, li vede come un’invasione di uno spazio che dovrebbe essere dedicato al riposo, alla scoperta e alla crescita personale.

Perché abolire i compiti per le vacanze

Dal mio punto di vista i compiti delle vacanze, almeno per come li conosciamo oggi, andrebbero aboliti. Non perché studiare faccia male. Non perché la conoscenza non sia importante. Ma perché continuare ad assegnare decine di pagine da completare, esercizi da svolgere e capitoli da ripassare significa difendere un modello educativo che rischia di essere sempre più distante dalla realtà che i nostri ragazzi vivono.

Per anni abbiamo pensato che ripetere significasse imparare. Oggi sappiamo che non è così semplice. Sappiamo che la motivazione, l’esperienza, la curiosità e il coinvolgimento emotivo hanno un ruolo fondamentale nell’apprendimento. Eppure continuiamo a proporre attività che spesso vengono percepite dagli studenti come un obbligo da smarcare prima possibile. Nel frattempo è cambiato il mondo.