Noia, questa sconosciuta nella vita sempre più frenetica e iper-stimolata di noi tutti, soprattutto dei nostri figli. Quasi una minaccia da combattere, un’emozione da temere. Quando finiscono la scuola, le attività extrascolastiche come sport, musica, inglese e chi più ne ha più ne metta per occupare le lunghe ore dall’alba alla sera, sembra che le giornate si allunghino fino a diventare interminabili e molti genitori non sanno come fare per “occupare il tempo dei figli”. Ecco allora palesarsi centri estivi, campus, laboratori.

Certo, chi lavora sa bene che l’estate non fa sconti e da qualche parte il bambino deve pur stare, ma l'impressione generale è che ogni spazio libero debba comunque essere riempito, programmato, in qualche modo “gestito”. Per capire che ciò di cui stiamo parlando è a tutti gli effetti un problema, affacciamoci alla finestra della ricerca pedagogica, di modo da osservare la questione da un altro punto di vista. Il tempo non strutturato non rappresenta un vuoto da colmare, piuttosto uno spazio fondamentale per la crescita. È proprio nei momenti in cui non accade apparentemente nulla, infatti, che bambini e ragazzi imparano a prendere l’iniziativa, confrontarsi con la frustrazione, sviluppare immaginazione e autonomia.